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Christopher Nolan ignora i diritti umani:riprese di ‘The Odyssey’nel Sahara Occidentale occupato

Il Sahara Occidentale non è un set cinematografico - è una patria che combatte per la libertà

Christopher Nolan nel mirino delle critiche per le riprese de « The Odyssey » nel Sahara Occidentale occupato

Il prestigioso regista Christopher Nolan si trova al centro di un’importante controversia politica per aver scelto di girare il suo prossimo film epico « The Odyssey » nella città di Dakhla, situata nel territorio conteso del Sahara Occidentale. Questa decisione ha scatenato intense proteste da parte degli attivisti saharawi, che condannano l’operazione considerandola una forma di « normalizzazione artistica » con l’occupazione marocchina.

Il 18 luglio 2025, il Meccanismo di Coordinamento per l’Azione di Resistenza pacifica saharawi della sezione di Dakhla occupata ha emesso una dichiarazione che condanna fermamente il progetto cinematografico. Il documento, firmato dalla sezione locale del movimento di resistenza pacifica saharawi, ha descritto la presenza di Nolan e del suo cast stellare – che include Matt Damon, Zendaya e Tom Holland – come »un’iniziativa provocatoria che ignora flagrantemente lo status legale del territorio occupato ».

Le riprese si svolgono nel sito della Duna Bianca (White Dune), situato a circa 30 chilometri dalla città di Dakhla. Si tratta di una formazione sabbiosa che si immerge nella laguna, creando paesaggi naturali eccezionali che hanno attirato l’attenzione del team di produzione di Nolan per il loro valore estetico e cinematografico.

Per comprendere appieno le implicazioni di questa controversia, è essenziale inquadrare correttamente la situazione geopolitica del Sahara Occidentale. Il territorio, ex colonia spagnola, fu occupato dal Marocco nel 1975 in seguito agli sfortunati accordi di Madrid, quando la Spagna si ritirò dalla regione.

Secondo il diritto internazionale, il Sahara Occidentale rimane un « territorio non autonomo » secondo le Nazioni Unite. L’ONU non riconosce la sovranità marocchina sulla regione e mantiene attiva la MINURSO (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale) dal 1991. Il Fronte Polisario, riconosciuto dall’ONU come legittimo rappresentante del popolo saharawi, ha dichiarato nel 1976 la fondazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD).

Attualmente, il Marocco controlla circa l’80% del territorio, mentre il Fronte Polisario amministra il restante 20% nelle zone orientali. I due territori sono separati da un muro militare fortificato lungo 2.700 chilometri, costruito dal Marocco negli anni ’80 e cosparso di milioni di mine antiuomo.

Nel loro comunicato, gli attivisti saharawi hanno accusato la produzione cinematografica di contribuire alla « legittimazione dell’occupazione” attraverso quello che definiscono « sfruttamento culturale » del territorio. Il documento sottolinea come la Duna Bianca rappresenti « un sito naturale e culturale di profondo simbolismo per il popolo saharawi », che oggi viene utilizzato come scenario cinematografico senza il consenso della popolazione indigena.

Gli attivisti evidenziano una contraddizione nelle reazioni internazionali: « Se si trattasse di un’altra terra occupata, i media si sarebbero mobilitati e i titoli sarebbero stati pieni di condanne. Ma si tratta del Sahara Occidentale, dove il silenzio è la regola e l’indifferenza è la politica prevalente”.

« The Odyssey » rappresenta il nuovo ambizioso progetto di Christopher Nolan, con un budget stimato di 250 milioni di dollari. Il film, adattamento del famoso poema epico di Omero, vede Matt Damon nel ruolo di Ulisse ed è previsto per l’uscita nelle sale il 17 luglio 2026.

Le riprese sono iniziate nel febbraio 2025 e si svolgono in diverse location internazionali, tra cui Marocco, Grecia, Sicilia, Scozia e Islanda. Il Marocco ha già ospitato le riprese nel Kasbah di Ait Ben Haddou nella provincia di Ouarzazate, prima che la produzione si trasferisse a Dakhla.

Il film è presentato come il primo blockbuster girato interamente con telecamere IMAX di nuova generazione, confermando l’approccio tecnico innovativo distintivo di Nolan.

Il Meccanismo di Coordinamento per l’Azione di Resistenza ha formulato cinque richieste specifiche nella sua dichiarazione:

  1. Condanna severa di qualsiasi produzione artistica o commerciale nelle terre occupate del Sahara Occidentale senza il consenso del Fronte Polisario, unico e legittimo rappresentante del popolo saharawi
  2. Rifiuto assoluto di qualsiasi sfruttamento culturale delle zone occupate che contribuisca alla legittimazione dell’occupazione
  3. Appello diretto a Christopher Nolan per l’immediata cessazione delle riprese a Dakhla
  4. Richiesta di solidarieta dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani, culturali e artistici
  5. Riconoscimento del Sahara Occidentale non come « semplicemente un set cinematografico, ma una patria colonizzata che continua a lottare per la libertà e l’indipendenza »

La controversia emerge in un momento di crescente deterioramento diplomatico sulla questione del Sahara Occidentale. Nel novembre 2020, il cessate il fuoco firmato nel 1991 tra Marocco e Repubblica Saharawi è stato violato dopo l’intervento delle forze marocchine nella zona cuscinetto di Guerguerat contro civili saharawi disarmati.

A livello internazionale, diverse potenze hanno recentemente cambiato le loro posizioni. Gli Stati Uniti hanno riconosciuto la sovranità marocchina nel 2020 sotto l’amministrazione Trump, in cambio della normalizzazione dei rapporti tra Marocco e Israele. La Spagna li ha seguiti nel 2022, sostenendo il piano di autonomia marocchino, mentre la Francia ha fatto lo stesso nel 2024.

Tuttavia, 47 paesi membri delle Nazioni Unite continuano a riconoscere la Repubblica Saharawi, che è anche membro fondatore dell’Unione Africana con piena adesione.

Questo incidente solleva questioni più ampie sui doveri etici dell’industria cinematografica quando opera in terre occupate dove si verificano gravi violazioni dei diritti umani. Il caso ricorda controversie simili che hanno coinvolto produzioni internazionali in altre zone occupate o internazionalmente contestate.

La scelta di Nolan di utilizzare Dakhla come location cinematografica potrebbe stabilire un precedente importante su come l’industria dell’intrattenimento globale affronta le sensibilità geopolitiche nei suoi progetti di produzione.

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